Parco Regionale Sirente Velino

“Qui proteggiamo Natura e Cultura” È lo slogan scelto dal Parco Naturale Regionale Sirente Velino per contraddistinguere la sua missione. La diffusa presenza di un sistema complesso di beni ambientali e culturali fa del Parco un vero e proprio museo all’aperto, un ambiente di estrema valenza paesaggistica dotato di un immenso ed inestimabile patrimonio archeologico, artistico, architettonico e religioso.

Area di passaggio e collegamento naturale tra l’Adriatico e il Tirreno, il Parco è stato abitato dall’uomo sin dall’antichità, come testimoniano i numerosi reperti archeologici diffusi su buona parte del territorio.

In epoca medievale, ha ricoperto un ruolo strategico per la difesa e il controllo militare, che ha influenzato l’assetto paesaggistico e architettonico di questa zona, dove si possono ammirare ancora borghi fortificati, torri di avvistamento e controllo, castelli, cinte murarie, porte. È stato anche un luogo di spiritualità, come testimoniano i numerosi edifici religiosi e conventi, le semplici chiese rurali poste in contesti splendidamente isolati e le tracce mistiche e miracolose lasciate da personaggi come Celestino V e San Francesco d’Assisi, che hanno attraversato o sostato su questo territorio.

Territorio immenso, esso è tradizionalmente suddiviso in tre aree: la media Valle dell’Aterno e della Subequana; l’Altopiano delle Rocche; la Marsica settentrionale. Per ciascuna area, sono proposte le eccellenze della produzione tipica locale ed eventi della tradizione popolare che cadenzano i periodi dell’anno.

Una natura fragorosa, questa del Parco, che si esprime con altopiani inseriti tra alte cime, con la verde valle fluviale dell’Aterno e le aspre pendici montane solcate da profonde gole.

Il Parco è terra di raro fascino e suggestione, vero e proprio luogo dello spirito dove vivere un’intensa esperienza di benessere interiore e armonia con la natura. Non a caso Giovanni Paolo II amava tornare tra queste montagne, un tempo percorse anche da Papa Celestino V e da S. Francesco d’Assisi. Iniziate il vostro percorso di crescita interiore dalle Pagliare, dove si respira la magia di luoghi autentici e proseguite poi lungo i percorsi della fede, facendo tappa nelle chiese rurali e ristabilire l’intimo contatto con la natura e l’infinito scalando le vette di queste montagne.

Il Parco è custode di spettacolari fenomeni naturali dovuti all’incredibile varietà degli ambienti. Dalle suggestive formazioni calcaree di stalattiti e stalagmiti delle Grotte di Stiffe, alla vasta radura circondata da faggete ultracentenarie nei Piani di Pezza, scoprirete paesaggi unici modellati dalla millenaria ed incessante attività carsica.

Il carsismo è evidente anche nei Prati di Canale, un belvedere naturale a quota 1.350 mt., da cui godere la vista dolomitica delle pareti rocciose del Monte Sirente e, poco più a valle, nella conca dei Prati del Sirente, con il tipico laghetto formatosi dall’impatto di un meteorite. Altrettanto sensazionali le Gole di Celano, un profondo canyon di circa 5 km. da quota 1.300 mt., dovuto al fenomeno dell’erosione fluviale: tra

ripide pareti verticali, sarete protagonisti di un potente spettacolo naturale di suoni ed immagini e, con un po’ di fortuna, potrete avvistare un’aquila mentre volteggia alta sulla vostra testa.

Attraversando i boschi, restate in silenzio: potrete ascoltare il richiamo delle aquile, l’ululato fiero del lupo e durante l’autunno, il bramito del cervo in amore. Siete in una tra le poche aree appenniniche a vantare l’habitat idoneo al camoscio e ad ospitare, tra le foreste più impervie, orsi marsicani, lupi, cervi e caprioli.

Il Parco conserva uno dei più interessanti ecosistemi dell’Appennino centrale, in cui il patrimonio floristico e vegetale riveste particolare importanza. Sono ben 1.570 le specie floristiche sino ad ora censite, di cui 116 particolarmente rare.

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